Una breve storia zen, IL SAGGIO E LE DOMANDE, recita:
C'era una volta un vecchio saggio seduto ai bordi di un'oasi all'entrata di una città del Medio Oriente.
Un giovane si avvicinò e gli domandò:
"Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?"
L'uomo rispose a sua volta con una domanda:
"Come erano gli abitanti della città da cui venivi?"
"Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là".
"Così sono gli abitanti di questa città!", gli rispose il vecchio saggio.
Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all'uomo e gli pose la stessa domanda:
"Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?"
L'uomo rispose di nuovo con la stessa domanda:
"Com'erano gli abitanti della città da cui vieni?".
"Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!".
"Anche gli abitanti di questa città sono così!", rispose il vecchio saggio.
Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all'abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero:
"Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?
"Figlio mio", rispose il saggio, "ciascuno porta nel suo cuore ciò che è.
Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui.
Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell'altra città,troverà anche qui degli amici leali e fedeli.
Perché, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore.
Nella vita si trova sempre ciò che si aspetta di trovare.. perché ognuno proietta all’esterno ciò che risiede dentro di sé.


Una volta avevo un sogno….. non so proprio dire se era mio ,di mia madre, di mia nonna….. o di qualunque altra donna della famiglia…. è che a me sembrava mio….
Nel sogno c’era un principe, ma un vero principe…… leale, coraggioso, forte nell’anima pieno d’amore e determinazione….. e questo cercavo…. relazioni piene di sogni che mi lasciavano amareggiata e sempre più arrabbiata…..
nel mio sogno non c’era la parte “umana” degli uomini non era concessa: non erano concessi errori…. il mio anelito di perfezione non poteva neanche concepire qualcosa di diverso da quello che mamme, zie, nonne mi dicevano di cercare….un uomo perfetto…. ed insieme a questo il mio preciso dovere per anni è stato riscattare l’infelicità di tutte queste donne.... loro non ce l’avevano fatta ma io sì, io ce la dovevo fare!!!!
…..e la loro rabbia piano piano è diventata la mia….. sempre più forte
e la loro delusione è diventata la mia…. ed ogni volta che passava un “principe” lo investivo con tutte le mie aspettative, richieste inespresse….. e quando vedevo l’uomo….. la delusione e la rabbia erano così forti che…. il mio stomaco diventava lo strumento per liberarmi dal mondo intero…. intere giornate a vomitare cibo che non voleva entrare…. se non potevo nutrire l’anima non volevo neanche nutrire il corpo…. anni di autodistruzione…..
TOSSICI RISPETTABILI
Ricevo e pubblico volentieri questa lettera. La dipendenza dal lavoro è ancora sconosciuta...viene scambiata per rispettabile responsabilità e viene ammirata, incoraggiata. Legarsi a una persona che ha una dipendenza significa inseguire chi è sempre ALTROVE. Se avete testimonianze o suggerimenti per M. scrivete ameya@libero.it

Ho letto il tuo articolo e sono rimasta senza parole.
Io ho una dipendenza affettiva da un workhaolic.
Io lo vorrei salvare, lui scappa da me. A volte mi cerca quando sparisco e mi lancia dei pensieri del tipo " mentre guidavo ti pensavo", così io che mi ero quietata magari per qualche giorno, mi risveglio e sto nuovamente male...
E' un circolo vizioso dal quale non riesco a uscire...
Ti prego aiutami, il tuo discorso mi ha rapito il cervello da tanto è vero...
Cosa posso fare per "salvarlo"? Lui mi ama, io lo sento... E' triste perchè non riesce a non fare a meno del lavoro... Ammette di avere una dipendenza ma non sa smettere. Vorrebbe amare e lavorare ma dice che non riesce!
Senza di me ce la fa a vivere ma senza il lavoro no.
Che tristezza...

"Loneliness is when you are lonely, when you are thinking of the other, missing the other, it is a negative state. Aloneness is the presence of oneself, it is very positive, you can fill the universe with your presence and there is no need for anybody"
OSHO
La solitudine è quando ti senti solo, quando pensi all'altro , quando l'altro ti manca, è uno stato negativo. Essere soli è la presenza di se stessi, è molto positivo, puoi riempire l'universo con la tua presenza e non c'è bisogno di nessun altro.